download (1)La Svezia è uno dei Paesi più progressisti per ciò che concerne l’attenzione a temi come uguaglianza e pari opportunità.

Questa attitudine sociale, politica e culturale tende alla promozione di progetti innovativi con l’obiettivo di garantire per i propri cittadini piene e pari opportunità; questi progetti  talvolta introducono nella comunità ispirazioni innovative, particolarmente complesse e informate delle trasformazioni socio-culturali in atto, coinvolgendo nella discussione e nel dibattito la comunità scientifica, l’opinione pubblica, le Istituzioni e le famiglie.

Il  “caso” di un piccolo Asilo svedese, nato un anno fa, che accoglie bambini da 1 a 6 ann,i sta facendo discutere anche nel nostro paese: “Egalia”, l’asilo nato a Stoccolma, adotta principi ispiratori psico-educativi fondati sull’idea che l’esistenza di differenze biologiche tra bambini e bambine (sesso maschile e sesso femminile)  non comporta che debbano necessariamente avere diverse abilità e interessi e non deve ostacolare durante la crescita psichica dei bambini le loro potenziali capacità ma piuttosto valorizzarne le attitudini in un ambiente educativo che vuole rinunciare agli stereotipi culturali più diffusi.

L’asilo accoglie un massimo di 33 bambini e questo ha determinato una lista d’attesa molto lunga per tutte quelle famiglie svedesi  che hanno riconosciuto nel progetto una validità educativa, corrispondente ai propri valori.

   Nel 1998, il Parlamento svedese approvò la legge secondo cui le scuole “devono garantire pari opportunità a femmine e maschi”. Così gli insegnanti del Nicolaigarden (asilo svedese, successivamente ribattezzato Egalia per sottolineare i principi di uguaglianza e parità) iniziarono a filmarsi nelle ore scolastiche, documentando il modo di comportarsi con i bambini. “Notavamo molte differenze nel modo di interagire con i maschietti o con le bambine”, ricorda Lotta Rajalin, che dirige l’asilo. “Se un bambino piangeva perché si era fatto male, veniva consolato per un tempo più breve rispetto ad una femmina; gli insegnanti tendevano a parlare di più con le femminucce; se i bambini erano turbolenti, la cosa veniva accettata, se una bambina cercava di arrampicarsi su un albero, veniva fermata”.

Il gruppo di insegnanti, insieme alla sua direttrice Lotta Rajalin,  hanno così iniziato ad interrogarsi sul modo con cui alcuni stereotipi culturali e sessuali venivano inconsapevolmente veicolati ai bambini, offrendo così sulla base del sesso  una diversa educazione: ad esempio si era evidenziato che i bambini venivano culturalmente indirizzati a preferire alcune tipologie di giocattoli, le storie e le favole narrate generalmente adottavano una serie di simbologie che determinavano aspettative coerenti con il sesso biologico.

In generale, mentre il bambino cresce gli adulti incoraggiano alcune azioni e mostrano di ritenere non accettabili altri comportamenti, basando questo messaggio su considerazioni implicite di adeguatezza o meno al sesso biologico che, in questo modo, comporta una coincidenza tra sesso e competenze ed abilità sociali, quindi con il concetto di “genere”.

I responsabili del progetto “Egalia” sottolineano che non si sta parlando di “genere” inteso in senso biologico, ma sociale e culturale, quindi di opportunità culturali legate al genere e di stereotipi connessi all’essere maschio o femmina.

 L’obiettivo dell’intervento educativo sulle questioni di “genere” è quello di porre entrambi i sessi  sullo stesso piano perché le opportunità culturali legate ad essi siano equilibrate e paritarie, non più quindi declinate al maschile o al femminile.

L’ottica è quella di poter agire in ambito educativo per allargare la rosa di possibilità e di immagini di sé che vengono proposte ai bambini, non per privarli di occasioni ma per aumentare ed arricchire le opportunità per tutti, prima di tutto come persone e non come maschi o femmine.

Siti di riferimento:

http://www.queerblog.it/post/34773/egalia-lasilo-nido-che-non-ha-distinzioni-di-genere

http://www.ambulatorio.com/area_pubblica/il_bambino_in_primo_piano/il_fatto_di_cui_si_parla/crescere_i_bambini_senza_preconcetti_basati_sul_genere/2472.htm

 

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