A cura di: Dott.ssa Flavia Santarini

La gestazione rappresenta il tempo necessario per concepire un figlio e portarlo alla nascita: di solito nove mesi in cui alla donna è richiesto di rallentare i propri ritmi, spesso al giorno d’oggi frenetici e incalzanti, per fare spazio allo sviluppo e alla crescita della nuova vita. Quest’ultima assorbe infatti  energie e risorse e richiede un adattamento e un’accoglienza da parte della psiche e del corpo della gestante.

Ma la gestazione non è solo questo. Essa attiene al tempo poietico del “dare vita” che si muove non solo all’interno di una dimensione fisica, l’utero materno, ma innanzitutto in una dimensione psichica: la mente della donna in cammino per divenire madre e quella della coppia dalla quale il bambino è stato pensato, sognato, immaginato e generato.

Ecco quindi che il tempo dell’attesa appartiene alla sfera del “kairós”, ossia del tempo sacro, il tempo del dono della vita.

E’ proprio alla scoperta di essere incinta che alla donna si ripropongono questioni paradigmatiche come il posto ed il valore che il progetto-sogno-bambino hanno per lei e per la coppia; quanto spazio poter dedicare a questa esperienza all’interno della propria vita, fatta di relazioni, lavoro e svago; “come stare” dunque in questo tempo.

L’attesa che si prospetta è un’attesa abitata, innanzitutto dalla nuova creatura, ma anche da pensieri, riflessioni e scelte più responsabili e consapevoli che tengono conto della presenza di questa vita e quindi domandano anche delle rinunce, in nome di un obiettivo più grande. In questo senso essa è fatta di vissuti, aspettative ed emozioni, oltre che di scelte.

Al giorno d’oggi, la gravidanza è spesso cercata e desiderata da parte delle coppie ed è sempre meno il frutto della casualità. In molti casi si tratta di una gravidanza programmata sulla base della propria condizione lavorativa, economica e sociale. Talvolta la decisione di avere un figlio è procrastinata fino ai limiti imposti dall’età fertile: spesso infatti non è ancora arrivato il “momento giusto” o il “compagno giusto”. Ma ad un certo punto il desiderio di maternità irrompe nella  propria vita e nella propria mente, anche se non sempre quando tutto è perfetto. La ragione si mescola alle emozioni e la maternità diviene un desiderio spontaneo, naturale, “sperato”.

Ed è proprio così che tutto ha inizio: si scatenano le fantasie ed i sogni ad occhi aperti. Sarà maschio o femmina? Come si chiamerà? A chi assomiglierà? Si apre un mondo immaginativo, talvolta quasi palpabile, fatto di forme, colori e suoni, che diventa parte significativa della propria vita e di quella della coppia. Quando tuttavia il sogno diviene realtà, con la conferma di un test di gravidanza, alla grande felicità per la notizia, nei futuri genitori si aggiunge un diverso sentimento: la paura.

L’esperienza della gravidanza viene frequentemente presentata dalla società in chiave  idealizzata: la massima realizzazione dell’essere donna, la “gioia più grande”! Sicuramente la scoperta di essere incinta  scatena  emozioni forti: che il bambino sia stato cercato all’interno di una coppia e fortemente desiderato oppure che sia “capitato”, la nascita di una vita alimenta sentimenti e vissuti dirompenti, non  sempre solo “positivi”. Di fronte all’idealizzazione sociale della maternità non è facile per la gestante contattare e dare voce a tutte le ambivalenze e alle paure che caratterizzano con diversa intensità i nove mesi, permettendosi magari di aprirsi con qualcuno, siano questi familiari, amici o professionisti (psicoterapeuti, medici, ecc.).

Così la futura mamma si ritrova sovente sola di fronte a varie preoccupazioni e timori avvertiti talvolta fin dalla scoperta di essere incinta. Possiamo classificare tali paure in: paure inerenti la donna in gravidanza; paure che riguardano il bambino; paure circa i cambiamenti che avverranno all’interno e attorno alla coppia.

Tra le paure che riguardano la gestante stessa rientrano sicuramente quelle nei confronti delle trasformazioni del corpo e della psiche. La nuova presenza all’interno del proprio corpo lo trasforma pian piano in un “contenitore accogliente” della vita, di cui è in un certo senso al servizio, influenzando abitudini quotidiane (alimentazione, sport, ecc.), anche sulla base dei risultati delle molteplici analisi e visite mediche. Da non sottovalutare poi sono gli sbalzi ormonali che talvolta incidono notevolmente sul tono dell’umore, rendendo la donna improvvisamente triste, abbattuta, arrabbiata oppure, al contrario, molto ilare ed energica. Anche la comparsa di piccoli disturbi fisici (affaticamento, nausea, reflusso gastrico, mal di schiena, disturbi del sonno…) possono renderla facilmente irritabile e contribuire ad una percezione di maggiore vulnerabilità.

Ad un livello più profondo, le trasformazioni corporee e psichiche hanno delle ripercussioni sulla dimensione identitaria: la donna sta cambiando e si ritrova ad affrontare un passaggio esistenziale significativo rispetto alla propria famiglia d’origine, ossia dal ruolo di “figlia” sta gradualmente transitando al ruolo di “madre”. Tale transito è tutt’altro che semplice poiché comporta una rielaborazione del rapporto con le figure genitoriali (talvolta svalutate o idealizzate) ed un interrogarsi su come si pensa di poter incarnare il ruolo di madre (“Che madre sarò?”,  “Sarò una buona madre?”), facendo i conti spesso con antichi rancori e desideri e con le proprie fragilità e insicurezze interiori (“Sarò una madre capace?”).

Il cambiamento identitario investe anche altri ambiti relazionali della gestante interessando pure il rapporto con gli amici e i colleghi. La gravidanza richiede infatti un riposizionamento all’interno di sfere abitate magari da lunga data e talvolta anche del ruolo sociale (la viveur, la patita di fitness, la donna in carriera…) rivestito fino a quel momento, ridimensionando talvolta il proprio investimento nel lavoro e ripensando la gestione del tempo libero (si tende ad esempio a rispettare maggiormente la necessità di riposare e a dedicarsi ad attività più rilassanti).

Oltre alle preoccupazioni per se stessa, la futura mamma è a tratti colta da forti ansie per lo stato di salute del bambino e per il suo sviluppo. Se nei primi mesi di gravidanza infatti ella teme un aborto, in quelli successivi il ripetersi di analisi e visite mediche induce uno stato di allerta al pensiero di eventuali complicazioni o malformazioni (soprattutto in concomitanza con indagini ecografiche e genetiche).

Superato il termine per una nascita prematura, a subentrare è invece l’ansia per il parto, detta “tocofobia”: alla fobia per il dolore (intensità e durata) spesso si accompagnano preoccupazioni circa il travaglio: dal saper riconoscere e fronteggiare i primi segnali (perdita del tappo mucoso, rottura delle acque, inizio delle contrazioni) al momento dell’espulsione, confidando in un buon andamento dell’evento nascita, privo di complicazioni.

A intrecciarsi con tali pensieri sono anche le preoccupazioni inerenti i cambiamenti prossimi e futuri che investiranno il rapporto di coppia. La gravidanza richiede infatti di ridefinire la relazione con il proprio partner poiché implica, sia a livello reale che immaginario, l’inclusione di un terzo e quindi un mutamento dell’equilibrio preesistente. Entrambi i componenti della coppia si ritrovano così a chiedersi come cambierà la loro relazione con l’arrivo di un figlio, se in meglio o in peggio, se saranno in grado di assumersi responsabilmente il nuovo ruolo genitoriale, dimostrandosi competenti ed adeguati nell’adempiere ai nuovi compiti; come muterà la loro routine giornaliera e la gestione del tempo vissuto insieme, inclusa la propria vita sessuale. Quest’ultima dimensione come sarà vissuta nel corso della gravidanza e in seguito? Come integrare nella propria mente l’essere donna e madre, uomo e padre e quindi l’essere coppia e insieme genitori?

In considerazione dei molteplici dubbi e delle preoccupazioni che potranno interessare il periodo della gravidanza è necessario sottolineare l’importanza di non lasciare covare dentro di sé o all’interno della sola coppia tali pensieri, ma di aprirsi al confronto con gli altri, siano essi familiari, amici, altre coppie che magari attraversano la stessa fase di vita, e soprattutto professionisti. Parlare infatti con persone competenti ed esperte, psicoterapeuti, ginecologi e ostetriche, durante colloqui individuali o all’interno di percorsi gruppali strutturati (corso pre-parto) può costituire un grande aiuto, soprattutto al fine di un contenimento emotivo.

Occorre inoltre tenere a mente che non esiste un manuale del “genitore perfetto” e che ogni vita, ogni relazione e ogni storia è unica: la quotidianità si costruisce giorno per giorno, emozione dopo emozione, passo dopo passo, errore dopo errore. S’impara ad essere “bravi genitori” insieme al proprio figlio.

La gravidanza è infatti un periodo straordinario e irripetibile che vale la pena vivere con maggiore tranquillità e fiducia, dalla sua fase iniziale fino al delicato post-partum. La salute psichica, oltre che fisica, permette di confrontarsi serenamente con una dimensione interiore più profonda.

 

Sitografia

https://www.alessandragraziottin.it/it/articoli.php/L-attesa-in-gravidanza-che-cosa-ci-insegna-?EW_FATHER=15752&ART_TYPE=AQUOT

http://www.vitadidonna.it/gravidanza/salute/psicologia-della-gravidanza-paura-ed-ansia-come-affrontarle.html

https://www.pianetamamma.it/gravidanza/gravidanza-curiosita/gravidanza-ansia-paure.html

https://www.pianetamamma.it/la-famiglia/diventare-mamma-la-famiglia/psicologia-paure-in-gravidanza.html

https://www.pianetamamma.it/gravidanza/gravidanza-curiosita/gravidanza-le-paure-piu-pazze-che-si-provano.html

http://www.abbracciodonorione.it/index.php/app/113-gravidanza-e-maternita-desiderio-accettazione-rifiuto

http://www.mammedomani.it/gravidanza/articoli/6319-i-cambiamenti-psichici-in-gravidanza.html

http://www.stateofmind.it/2015/04/maternita-psicologia-psicopatologia/

 

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