(a cura di Francesca Sandri)

La post-modernità, il tempo in cui viviamo, ci informa delle profonde, talvolta rivoluzionarie mutazioni culturali che investono i singoli individui e le configurazioni sociali di cui fanno parte attiva e costruttiva.

 

La genitorialità, come dimensione progettuale e psicologica della coppia o del singolo, viene investita anch’essa da nuovi modi di immaginare, desiderare e “programmare” la generatività nell’epoca del congelamento degli ovociti giovani e sani, di cui disporre in un tempo futuro, prorogando e “manipolando” i tempi della fertilità.

Il “Social Freezing” è un fenomeno largamente diffuso da tempo negli Stati Uniti, ed ora è presente anche nello Stato di San Marino.

 

L’epoca che si sta costruendo ci spinge a confrontarci e fare ipotesi sui significati possibili che sostengono la scelta di “ritardare” il tempo della maternità, ma anche del progetto generativo che c’è alla base: si tratterebbe di risposte tecnologiche ad esigenze psicologiche e sociali, connesse al ritardo nel raggiungimento di certe tappe evolutive, che segnano l’accesso al mondo adulto? O possiamo addirittura ipotizzare che nell’epoca in cui viviamo si assista ad un progressivo sfumare di quelli che erano tasselli e paletti normativi imprescindibili della costruzione del sociale nella modernità?

Ma in post-modernità tutto cambia e la realtà, come ce la rappresentavamo, sta modificando possibilità progettuali e mezzi tecnici per sostenere tali progetti e concretizzarli in un “dopo” che non corrisponde a predefinite “tappe”, a scadenze temporal prevedibili; questo spinge a riflettere su come l’”orologio biologico” e il progetto generativo vengano anch’essi curvati lungo assi culturali tutt’ora in costruzione…

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